Museo Petrarchesco

Estate 2013

La mostra si propone di introdurre il visitatore nel cuore della collezione petrarchesca e piccolominea. Vengono esposte anche opere acquistate successivamente alla donazione del fondo, grazie alla collaborazione del poeta Umberto Saba, proprietario dell’omonima Libreria antiquaria, con i direttori della Biblioteca Civica negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

È esposto il taccuino nel quale il collezionista aveva rilegato la consistenza della collezione nel 1817 con i fogli in cui trascriveva le proprie annotazioni per ricordare gli acquisti a cui voleva dar corso successivamente.
Tra i codici esposti si ammira il volgarizzamento del De viris illustribus, nella versione di Donato degli Albanzani, con le miniature di Cristoforo Cortese (Venezia 1433).

Il manoscritto membranaceo delle Rime, sulla cui iniziale è dipinto il profilo di Francesco Petrarca fu trascritto e miniato nell’area nord-orientale dell’Italia, a Padova o, forse, a Ferrara.

Dall’ambiente umanistico veronese proviene lo zibaldone poetico di Felice Feliciano (1433-1480 ca.), umanista e artefice di miniature in cui rielabora in maniera orioginale le lettere capitali della tradizione epigrafica latina.

Sono esposte le due preziose coppie di fronti di cassone con i Trionfi, databili l’una al 1468 e l’atra al sesto decennio del Quattrocento. Furono realizzate su committenza nobiliare a Firenze da artiosti artigiani fiorentini con le allegorie dei Trionfi di Francesco Petrarca per celebrare un evento memorabile comne il matrimonio o la nascita di un erede.

Di particolare interesse è il rilievo marmoreo con Ritratto in profilo di dama all’antica, che nuove ricerche hanno attribuito con sicurezza allo scultore rinascimentale Mino da Fiesole e i quattro fronti di cassone nuziale con i Trionfi della bottega di Apollonio di Giovanni.

Viene esposta una scelta dei 121 incunaboli, i primi libri stampati nel XV secolo, conservati nel Museo. Si può ammirare una delle prime edizioni del Secretum, dialogo in cui l’autore confessa le passioni che agitano il suo animo. L’esemplare, stampato a Deventer (PB) da Jakob de Breda nel 1498, è l’unico superstite dell’edizione conservato in una biblioteca italiana.

Dai torchi parigini di François Regnault proviene l’edizione del De remediis utriusque fortune, la prima edizione francese dell’opera ispirata a un minuscolo scritto attribuito a Seneca, il De remediis fortuitorum, ed in più di un passo Petrarca assimila la lezione del De consoltaione philosophiae di Boezio.

Tra i documenti piccolominei si segnala l’esposizione della lettera di Enea Silvio Piccolomini al capitolo di Trieste incviata da Graz il 20 maggio 1447. L’umanista senese , nominato Vescovo di Trieste da papa Niccolò V, Tomaso Parentucelli, si scusa perché non può raggiungere presto la sede:

Credo e spero nella vostra bontà e che anche voi siate soddisfatti della scelta della mia persona: avrete me vostro vescovo, ma come un fratello, me che non ho sollecitato questa Chiesa, ma sono stato chiamato ad essa. So infatti che al modo di un Apostolo, poiché i sottoposti non devono essere governati per forza, è necessario che colui che è a capo mantenga il volto del gregge su di sé.
… vi prego di obbedire al Papa, e di sostenermi, io che sarò uno di voi e vivrò e morirò con voi. Ho mandato a dire a Roma di preparare il decreto, cosa che avverrà rapidamente, perché è stato fatto un cambiamento. Ma io non potrò raggiungervi presto, poiché partirò subito in ambasceria diplomatica dell’Imperatore ai principi Elettori in una missione complessa. Tenterò di tornare quanto più velocemente possibile e passare da voi.

Da Graz 20 maggio 1447

 

È visibile in mostra il solo esemplare posseduto in Italia delle Epistolae saeculares et pontificales [Colonia : Arnold Ther Hoernen, ca. 1480]. L’edizione testimonia la lettera al cardinale Carvajal in cui Piccolomini annuncia di avere visto per la prima volta durante un viaggio in Germania la Bibbia dalle 42 linee stampata con i caratteri mobili. Enea Silvio Piccolomini, Vescovo di Siena e Cardinale di Santa Sabina scrive a Juan de Carvajal:

Ciò che mi è stato scritto a proposito di quell’uomo eccezionale visto a Francoforte è tutto vero. Non ho potuto vedere Bibbie complete, ma alcuni quinterni di vari libri, in una scrittura molto chiara e corretta, privi di errori, che potresti leggere con agio e senza l’aiuto degli occhiali. Ho appreso da diversi testimoni, che sono stati realizzati centocinquantotto volumi, per quanto qualcuno abbia affermato che si tratta di centottanta. Non sono perfettamente sicuro del numero, ma non ho dubbi sul fatto che, se si può prestar fede agli uomini, i volumi siano stati perfettamente portati a termine. Se avessi conosciuto il tuo desiderio, ne avrei senz’altro acquistato uno. Qui sono stati presentati anche alcuni quinterni all’imperatore. Tenterò di far portare qui una Bibbia e di acquistarla per te, ma temo che non sia possibile, sia a causa della distanza, sia perché pare che ancor prima che venisse terminato il lavoro, si fossero già trovati gli acquirenti.

La mostra resterà aperta fino all’autunno 2013.

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